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Posts Tagged ‘Donne in strada’

Handria Inandy da S. Souza*

Il blog di Italia Amica oggi cede lo spazio all’ex alunna Handria, diplomatasi nel 2011, che ci racconta la sua bellissima e coinvolgente esperienza vissuta in Italia.

donneinstradaLa violenza maschile affligge milioni di donne di ogni età a livello globale. Le modalità e i comportamenti che compongono il problema sono differenti e variano a seconda del paese. Nel mio lavoro come poliziotta militare ho ricevuto più volte chiamate di servizio per donne vittime di violenza maschile. A questo punto, ho deciso di approfondire la mia conoscenza.

Per questo sono andata a studiare in Italia. Stavo frequentando il sesto livello del corso di lingua italiana nell’ Italia Amica, dal momento che conoscere la lingua italiana era fondamentale per lo Studio Master in Criminologia Critica, Prevenzione e Sicurezza Sociale. Così, nell’anno di 2010, ho frequentato il master senza problemi per quanto riguarda la lingua. L’esperienza mi ha fornito una prospettiva diversa sulla questione e crescita personale, perché vivere in un altro paese a causa della lingua e costumi diversi richiede un apprendimento senza pari.

Con la finalità de arricchire la mia conoscenza sul tema della violência domestica, ho effettuato un tirocinio presso l’Associazione OIKOS –BIOS, Centro filosofico di psicanalisi Antiviolenza, durante il quale ho partecipato al progetto “Donne In Strada. La scuola di non violenza”, promosso dall’associazione, nella città di Padova. Il progetto era composto da 9 donne e uomini che hanno participato ad ogni incontro pubblico. Quindi si trattava di un gruppo etereogeneo, con donne di professione, età ed esperienza di vita diverse (insegnanti, professoresse, sindacaliste, psicologhe, psicanaliste, artiste e consulenti filosofiche). Abbiamo organizzato riunioni e discussioni per decidere quello da dire in pubblico, frasi per sensibilizzare chi passava per strada, parole che colpissero i passanti e soprattutto li facessero pensare!

Il volantino da noi preparato descrive bene le finalità dell’iniziativa: Vivere le strade della città in modo nuovo, uscire dal privato, muoversi negli spazi pubblici promuovendo e coinvolgendo i/le passanti di ogni sesso, razza, cultura, generazione e religione in una discussione aperta sui grande temi del Vivere: guerra, maternità, paternità, coppia, prostituzione, lavoro, amore. Ecco di cosa si tratta: sensibilizzazione e approfondimento dei temi suggeriti, la crescita e la maturazione individuale, sociale e culturale coniugando la pratica e l’esercizio ad un libero pensiero con la leggerezza ed il piacere. Queste sono le finalità dell’iniziativa.

donneinstradePadovaÈ cosi l’evento “Donne in strada”, una iniziativa fatta di letture, di recitazione, di brevi aforismi, di poesie e di brani musicali selezionati e scelti da testi di autori e autrici vari/e, realizzata all’aperto ogni sabato durante quasi due mesi, in una delle vie più frequentate della città. Sono stati otto gli incontri di questo primo ciclo di Donne in strada affrontando vari temi, tra cui:Sesso guerra e violenza”,Essere padri cos’é?”,Coppie in rivolta”, “Corpi venduti, corpi comprati”, “Prostituzione e violenza”, “Amore e libertà”.

É stata un’esperienza straordinaria per noi, se non altro per superare il grado di “morte” che c’è nella totalità delle persone. È come se fossero vittime di un’ anestesia generalizzata. Per cui con manifesti e slogan siamo scesi in strada con frasi come: “mi hanno bucato l’utero”. Ma anche con queste frasi fortissime e polemiche nessuno aveva il coraggio di parlare…. Questo è stato un momento frustrante… Anche se già dall’inizio eravamo partiti con l’idea chiara di non fare qualcosa con una finalità precisa, ma di farlo perché era doveroso farlo.

Ci si trova di fronte ad una violenza che è forte, visibile e riconoscibile. Perché allora non si sente assolutamente nulla fuori dall’ università? Le donne che hanno subito violenza e che hanno bisogno di aiuto non sempre si trovano all’interno dell’università. Sono nei supermercati, nelle palestre, a scuola…insomma, si trovano in strada. Per questo motivo siamo andate per strada e abbiamo promosso questi incontri pubblici. Abbiamo parlato di diversi temi riguardo alle donne. Una cosa dev’essere chiara: non volevamo promuovere una filosofia ideologica femminista. Ma invece, portare in pubblico un modo di fare e pensare, uscire dal silenzio, sentire il problema e parlare della questione di genere. Hanno participato a “Donne in Strada” anche docenti dell’ Università Ca’ Foscari di Venezia, fuori dalle mura della università, in strada. Cosi, attraverso la nostra voce e la lettura di testi si sono presi in considerazione vari esponenti e pensatori dei diversi ambiti del sapere.

manifestazionePadovaLa parola è il nostro strumento di sensibilizzazione. Attraverso uno esperimento inedito, abbiamo selezionato frasi da scrivere in manifesti per la strada e la risposta del pubblico è stata positiva. Le persone passavano, ascoltavano le canzoni e poi si fermavano, leggevano i manifesti, discutevano tra di loro…Questa era la dinamica del progetto. Qui vengono riportate alcune delle frasi scritte: “Chi non si muove non può rendersi conto delle proprie catene”. (Rosa Luxemburg); “Il coraggio não vuole la prudenza, ma l’atto”.( Carlo Miquelstaedter);“Il silenzio é la seduzione diavolo e più si tace più il demonio diventa terribile”. (Soren Kierkegaard); “Pensare é un atto eroico” (Simone Weil).

Ma, nonostante molte persone non si fermassero e non fossero interessate al tema proposto facendo del silenzio un’arma d’intimidazione o di sofferenza, il progetto Donne in Strada portò buoni risultati. Abbiamo avuto varie domande di tirocinio pervenute presso l’associazione, la richiesta dei testi da noi letti, la proposta di portare questo progetto a Bolzano e anche la proposta di lavorare insieme ad una scuola. Perché anche se all’apparenza le persone non partecipavano, non parlavano, in realtà leggevano tutto quello che era scritto nei manifesti. Alcune persone hanno lasciato il contatto email, hanno chiamato l’associazione ed hanno addirittura chiesto di lavorare come teraupeuti. Attraverso questo progetto è stata data l’opportunità al pubblico di parlare, discutere, più si parlava di casi di violenza di genere, più casi erano denunciati. La cosa importante è che la questione della violenza domestica, si è spostata dallo spazio privato allo spazio pubblico e è stata vista come un problema sociale da affrontare. Nascosta dalla complicità della società e dalla impunità, la violenza contro la donna è ancora un fenomeno poco visibile. Ma prima di tutto, è necessario essere coscienti che il problema della violenza contro la donna è un problema di tutti e non solo delle donne.

Così, l’esperienza che ho vissuto nella città di Padova in Italia, mi ha fornito una prospettiva diversa, non solo sulla violenza domestica, ma soprattutto sulle consuetudini e le tradizioni del popolo italiano.

Handria Inandy da S. Souza*

* 1ª Tenente della Polizia Militare del Stato di Bahia – Ufficiale dell’ Assitenza Militare del Tribunale di Giustizia di Bahia

 

(tradução)

 

A violência invisível

Handria Inandy da S. Souza*

A violência masculina atinge milhões de mulheres de todas as idades a nível global. As modalidades e comportamentos que integram o fenômeno são os mais diversos e variam de acordo com o país. Como policial militar já recebi chamados em atendimentos às mulheres vítimas de violência masculina, momento no qual, decidi aprofundar os meus conhecimentos.

Por isto fui estudar na Itália. Cursava o VI nível do curso de Língua Italiana na Italia Amica, visto que, conhecer o idioma italiano era requisito para Cursar o Master em Criminologa Crítica, Prevenção e Segurança Social. Assim, no ano de 2010, cursei o referido master sem problemas quanto ao idioma. A experiência me proporcionou uma visão diferenciada e autentica sobre o assunto, além de um crescimento pessoal, pois morar em outro país de língua e costumes diferentes requer um aprendizado inigualável.

Com a finalidade de enriquecer o meu conhecimento sobre o tema da violência doméstica, fiz um estágio na Associação OIKOS –BIOS, Centro Filosófico de Psicanálise Antiviolência, durante o qual participei do projeto “Donne In Strada. A Escola de não violência”, promovido pela Associação, na cidade de Padova. O projeto era composto de 9 (nove) mulheres e também homens que participaram de cada encontro nas ruas. Portanto era um grupo heterogêneo com mulheres de diversas profissões, idade e experiências de vida (professoras, pedagogas, sindicalistas, psicólogas, psicanalistas, artistas e consulentes filosóficas). Tínhamos reuniões e discussões sobre o que dizer ao público, frases que sensibilizassem a todos que passassem, palavras que atingissem os passantes e principalmente os fizessem pensar!

O panfleto preparado por nós descrevia bem as finalidades da iniciativa: Viver a estrada da cidade de um modo novo, sair do privado, deslocar-se no espaço público promovendo e envolvendo os/as transeuntes de cada sexo, etnia, cultura, geração e religião em uma discussão aberta sobre o grande tema do VIVER: guerra, maternidade, paternidade, casal, prostituição, trabalho, amor. Sensibilização e aprofundamento dos temas sugeridos, o crescimento e a maturidade individual, social e cultural aliada à prática e ao exercício de um pensamento livre com a leveza e o prazer: esta é a finalidade da iniciativa.

Assim o evento Donne in strada, uma iniciativa feita de leituras, de recitações, de breves aforismos, de poesias , de músicas selecionadas e textos de vários autores e autoras, realizados ao aberto, a cada sábado durante quase dois meses, em uma das vias mais frequentadas da cidade de Padova. Foram oito os encontros deste primeiro ciclo de Donne in strada abordando vários temas, entre os quais: “Sexo, guerra, violência”, “Ser pai que coisa é?”, “Casal em revolta”, “Corpo vendido, corpo comprado”, “Prostituição e violência”, “Amor e liberdade”.

Foi uma experiência extraordinária para nós, uma experiência sem igual, passando do grau de ‘morte’ que existe nas pessoas de um modo geral, como uma anestesia generalizada. Assim, com uma manifestação e slogan fomos às ruas onde as pessoas estão e as tocamos através de frases como: “eles rasgaram meu útero”. Mas, mesmo com estas frases de forte impacto e polêmica ninguém falava… e este foi o momento frustrante… ainda que já tivéssemos partido deste o início com a ideia clara, não de fazer algo com um objetivo exato, mas de o fazer porque é necessário fazê-lo.

Por que se está diante de uma violência que é absolutamente forte, visível e reconhecível e não se ouve falar absolutamente nada fora do meio acadêmico? As mulheres que sofreram violência e que tiveram necessidade de ajuda talvez não estejam dentro da universidade. Estão nos supermercados, na escola, resumindo…. nas ruas. Então nós fomos às ruas e promovemos estes encontros públicos. Falamos de diversos temas que se referem às mulheres. Uma coisa porém, deve estar clara: não queríamos promover uma filosofia feminista, mas levar ao público um modo de fazer pensar, sair do silêncio, sentir o problema e falar da questão de gênero. Participaram do Donne in Strada docentes da Universidade Ca’ Foscari de Venezia, fora dos muros da universidade, mas nas ruas, e assim, através de nossa voz com a leitura de textos de vários pensadores(as) de diversos âmbitos do saber, demos a palavra ao público.

A palavra era o nosso instrumento de sensibilização. Através desse experimento inédito selecionamos frases que eram escritas em cartazes espalhados pelas vias e a resposta do público era positiva, as pessoas passavam, escutavam as músicas e por fim paravam, liam os cartazes, discutiam entre si, e essa era a dinâmica do projeto. Dentre as frases que repetíamos estavam escritas:“Quem não se move não se dá conta das próprias correntes.” (Rosa Luxemburg); “A coragem não quer a prudência mas o ato”.( Carlo Michelstaedter) “O silêncio é a sedução do diabo e quanto mais se cala mais o diabo se torna terrível “. ( Soren Kierkegaard); “Pensar é um ato heroico” (Simone Weil)

Mas, ainda que muitas pessoas não parassem e nem se importassem com o tema exposto, fazendo do silêncio uma arma de intimidação ou até de sofrimento, o projeto Donne in Strada trouxe bons resultados. Tivemos pedidos de estágios na Associação, solicitação dos textos que tínhamos lido, proposta de levar este projeto para a cidade de Bolzano, e também a proposta de trabalhar com uma escola. Porque mesmo que aparentemente as pessoas não falassem, na verdade, elas liam tudo que havíamos escrito nos painéis. Alguns deixaram o e-mail para contato, ligaram para a Associação, e recebemos pedidos para trabalhar como terapeuta. Através desse projeto foi dada a possibilidade ao público de falar, discutir, pois quanto mais se fala de violência de gênero, mais casos eram denunciados. O importante é que a questão da violência doméstica, transferiu-se do espaço privado para o espaço público, passando a ser encarada como um problema social a combater. Escondida pela cumplicidade da sociedade e da impunidade, a violência contra a mulher é ainda um fenômeno pouco visível. Mas antes de tudo, se faz necessária a conscientização de que o problema da violência contra a mulher é um problema de todos e não apenas das mulheres.

Desta forma, a experiência vivida na cidade de Padova na Itália, me proporcionou uma visão diferenciada, não somente sobre a violência doméstica, mas principalmente sobre os costumes e tradições do povo italiano.

* 1ª Tenente da Polícia Militar da Bahia – Oficiala da Assistência Militar da Bahia – Tribunal de Justiça da Bahia

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