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Archive for the ‘Atualidades’ Category

Handria Inandy da S. Souza*

Il blog di Italia Amica oggi cede lo spazio all’ex alunna Handria, diplomatasi nel 2011, che ci racconta la sua bellissima e coinvolgente esperienza vissuta in Italia.

donneinstradaLa violenza maschile affligge milioni di donne di ogni età a livello globale. Le modalità e i comportamenti che compongono il problema sono differenti e variano a seconda del paese. Nel mio lavoro come poliziotta militare ho ricevuto più volte chiamate di servizio per donne vittime di violenza maschile. A questo punto, ho deciso di approfondire la mia conoscenza.

Per questo sono andata a studiare in Italia. Stavo frequentando il sesto livello del corso di lingua italiana nell’ Italia Amica, dal momento che conoscere la lingua italiana era fondamentale per lo Studio Master in Criminologia Critica, Prevenzione e Sicurezza Sociale. Così, nell’anno di 2010, ho frequentato il master senza problemi per quanto riguarda la lingua. L’esperienza mi ha fornito una prospettiva diversa sulla questione e crescita personale, perché vivere in un altro paese a causa della lingua e costumi diversi richiede un apprendimento senza pari.

Con la finalità de arricchire la mia conoscenza sul tema della violência domestica, ho effettuato un tirocinio presso l’Associazione OIKOS –BIOS, Centro filosofico di psicanalisi Antiviolenza, durante il quale ho partecipato al progetto “Donne In Strada. La scuola di non violenza”, promosso dall’associazione, nella città di Padova. Il progetto era composto da 9 donne e uomini che hanno participato ad ogni incontro pubblico. Quindi si trattava di un gruppo etereogeneo, con donne di professione, età ed esperienza di vita diverse (insegnanti, professoresse, sindacaliste, psicologhe, psicanaliste, artiste e consulenti filosofiche). Abbiamo organizzato riunioni e discussioni per decidere quello da dire in pubblico, frasi per sensibilizzare chi passava per strada, parole che colpissero i passanti e soprattutto li facessero pensare!

Il volantino da noi preparato descrive bene le finalità dell’iniziativa: Vivere le strade della città in modo nuovo, uscire dal privato, muoversi negli spazi pubblici promuovendo e coinvolgendo i/le passanti di ogni sesso, razza, cultura, generazione e religione in una discussione aperta sui grande temi del Vivere: guerra, maternità, paternità, coppia, prostituzione, lavoro, amore. Ecco di cosa si tratta: sensibilizzazione e approfondimento dei temi suggeriti, la crescita e la maturazione individuale, sociale e culturale coniugando la pratica e l’esercizio ad un libero pensiero con la leggerezza ed il piacere. Queste sono le finalità dell’iniziativa.

donneinstradePadovaÈ cosi l’evento “Donne in strada”, una iniziativa fatta di letture, di recitazione, di brevi aforismi, di poesie e di brani musicali selezionati e scelti da testi di autori e autrici vari/e, realizzata all’aperto ogni sabato durante quasi due mesi, in una delle vie più frequentate della città. Sono stati otto gli incontri di questo primo ciclo di Donne in strada affrontando vari temi, tra cui:Sesso guerra e violenza”,Essere padri cos’é?”,Coppie in rivolta”, “Corpi venduti, corpi comprati”, “Prostituzione e violenza”, “Amore e libertà”.

É stata un’esperienza straordinaria per noi, se non altro per superare il grado di “morte” che c’è nella totalità delle persone. È come se fossero vittime di un’ anestesia generalizzata. Per cui con manifesti e slogan siamo scesi in strada con frasi come: “mi hanno bucato l’utero”. Ma anche con queste frasi fortissime e polemiche nessuno aveva il coraggio di parlare…. Questo è stato un momento frustrante… Anche se già dall’inizio eravamo partiti con l’idea chiara di non fare qualcosa con una finalità precisa, ma di farlo perché era doveroso farlo.

Ci si trova di fronte ad una violenza che è forte, visibile e riconoscibile. Perché allora non si sente assolutamente nulla fuori dall’ università? Le donne che hanno subito violenza e che hanno bisogno di aiuto non sempre si trovano all’interno dell’università. Sono nei supermercati, nelle palestre, a scuola…insomma, si trovano in strada. Per questo motivo siamo andate per strada e abbiamo promosso questi incontri pubblici. Abbiamo parlato di diversi temi riguardo alle donne. Una cosa dev’essere chiara: non volevamo promuovere una filosofia ideologica femminista. Ma invece, portare in pubblico un modo di fare e pensare, uscire dal silenzio, sentire il problema e parlare della questione di genere. Hanno participato a “Donne in Strada” anche docenti dell’ Università Ca’ Foscari di Venezia, fuori dalle mura della università, in strada. Cosi, attraverso la nostra voce e la lettura di testi si sono presi in considerazione vari esponenti e pensatori dei diversi ambiti del sapere.

manifestazionePadovaLa parola è il nostro strumento di sensibilizzazione. Attraverso uno esperimento inedito, abbiamo selezionato frasi da scrivere in manifesti per la strada e la risposta del pubblico è stata positiva. Le persone passavano, ascoltavano le canzoni e poi si fermavano, leggevano i manifesti, discutevano tra di loro…Questa era la dinamica del progetto. Qui vengono riportate alcune delle frasi scritte: “Chi non si muove non può rendersi conto delle proprie catene”. (Rosa Luxemburg); “Il coraggio não vuole la prudenza, ma l’atto”.( Carlo Miquelstaedter);“Il silenzio é la seduzione diavolo e più si tace più il demonio diventa terribile”. (Soren Kierkegaard); “Pensare é un atto eroico” (Simone Weil).

Ma, nonostante molte persone non si fermassero e non fossero interessate al tema proposto facendo del silenzio un’arma d’intimidazione o di sofferenza, il progetto Donne in Strada portò buoni risultati. Abbiamo avuto varie domande di tirocinio pervenute presso l’associazione, la richiesta dei testi da noi letti, la proposta di portare questo progetto a Bolzano e anche la proposta di lavorare insieme ad una scuola. Perché anche se all’apparenza le persone non partecipavano, non parlavano, in realtà leggevano tutto quello che era scritto nei manifesti. Alcune persone hanno lasciato il contatto email, hanno chiamato l’associazione ed hanno addirittura chiesto di lavorare come teraupeuti. Attraverso questo progetto è stata data l’opportunità al pubblico di parlare, discutere, più si parlava di casi di violenza di genere, più casi erano denunciati. La cosa importante è che la questione della violenza domestica, si è spostata dallo spazio privato allo spazio pubblico e è stata vista come un problema sociale da affrontare. Nascosta dalla complicità della società e dalla impunità, la violenza contro la donna è ancora un fenomeno poco visibile. Ma prima di tutto, è necessario essere coscienti che il problema della violenza contro la donna è un problema di tutti e non solo delle donne.

Così, l’esperienza che ho vissuto nella città di Padova in Italia, mi ha fornito una prospettiva diversa, non solo sulla violenza domestica, ma soprattutto sulle consuetudini e le tradizioni del popolo italiano.

Handria Inandy da S. Souza*

* 1ª Tenente della Polizia Militare del Stato di Bahia – Ufficiale dell’ Assitenza Militare del Tribunale di Giustizia di Bahia

 

(tradução)

 

A violência invisível

Handria Inandy da S. Souza*

A violência masculina atinge milhões de mulheres de todas as idades a nível global. As modalidades e comportamentos que integram o fenômeno são os mais diversos e variam de acordo com o país. Como policial militar já recebi chamados em atendimentos às mulheres vítimas de violência masculina, momento no qual, decidi aprofundar os meus conhecimentos.

Por isto fui estudar na Itália. Cursava o VI nível do curso de Língua Italiana na Italia Amica, visto que, conhecer o idioma italiano era requisito para Cursar o Master em Criminologa Crítica, Prevenção e Segurança Social. Assim, no ano de 2010, cursei o referido master sem problemas quanto ao idioma. A experiência me proporcionou uma visão diferenciada e autentica sobre o assunto, além de um crescimento pessoal, pois morar em outro país de língua e costumes diferentes requer um aprendizado inigualável.

Com a finalidade de enriquecer o meu conhecimento sobre o tema da violência doméstica, fiz um estágio na Associação OIKOS –BIOS, Centro Filosófico de Psicanálise Antiviolência, durante o qual participei do projeto “Donne In Strada. A Escola de não violência”, promovido pela Associação, na cidade de Padova. O projeto era composto de 9 (nove) mulheres e também homens que participaram de cada encontro nas ruas. Portanto era um grupo heterogêneo com mulheres de diversas profissões, idade e experiências de vida (professoras, pedagogas, sindicalistas, psicólogas, psicanalistas, artistas e consulentes filosóficas). Tínhamos reuniões e discussões sobre o que dizer ao público, frases que sensibilizassem a todos que passassem, palavras que atingissem os passantes e principalmente os fizessem pensar!

O panfleto preparado por nós descrevia bem as finalidades da iniciativa: Viver a estrada da cidade de um modo novo, sair do privado, deslocar-se no espaço público promovendo e envolvendo os/as transeuntes de cada sexo, etnia, cultura, geração e religião em uma discussão aberta sobre o grande tema do VIVER: guerra, maternidade, paternidade, casal, prostituição, trabalho, amor. Sensibilização e aprofundamento dos temas sugeridos, o crescimento e a maturidade individual, social e cultural aliada à prática e ao exercício de um pensamento livre com a leveza e o prazer: esta é a finalidade da iniciativa.

Assim o evento Donne in strada, uma iniciativa feita de leituras, de recitações, de breves aforismos, de poesias , de músicas selecionadas e textos de vários autores e autoras, realizados ao aberto, a cada sábado durante quase dois meses, em uma das vias mais frequentadas da cidade de Padova. Foram oito os encontros deste primeiro ciclo de Donne in strada abordando vários temas, entre os quais: “Sexo, guerra, violência”, “Ser pai que coisa é?”, “Casal em revolta”, “Corpo vendido, corpo comprado”, “Prostituição e violência”, “Amor e liberdade”.

Foi uma experiência extraordinária para nós, uma experiência sem igual, passando do grau de ‘morte’ que existe nas pessoas de um modo geral, como uma anestesia generalizada. Assim, com uma manifestação e slogan fomos às ruas onde as pessoas estão e as tocamos através de frases como: “eles rasgaram meu útero”. Mas, mesmo com estas frases de forte impacto e polêmica ninguém falava… e este foi o momento frustrante… ainda que já tivéssemos partido deste o início com a ideia clara, não de fazer algo com um objetivo exato, mas de o fazer porque é necessário fazê-lo.

Por que se está diante de uma violência que é absolutamente forte, visível e reconhecível e não se ouve falar absolutamente nada fora do meio acadêmico? As mulheres que sofreram violência e que tiveram necessidade de ajuda talvez não estejam dentro da universidade. Estão nos supermercados, na escola, resumindo…. nas ruas. Então nós fomos às ruas e promovemos estes encontros públicos. Falamos de diversos temas que se referem às mulheres. Uma coisa porém, deve estar clara: não queríamos promover uma filosofia feminista, mas levar ao público um modo de fazer pensar, sair do silêncio, sentir o problema e falar da questão de gênero. Participaram do Donne in Strada docentes da Universidade Ca’ Foscari de Venezia, fora dos muros da universidade, mas nas ruas, e assim, através de nossa voz com a leitura de textos de vários pensadores(as) de diversos âmbitos do saber, demos a palavra ao público.

A palavra era o nosso instrumento de sensibilização. Através desse experimento inédito selecionamos frases que eram escritas em cartazes espalhados pelas vias e a resposta do público era positiva, as pessoas passavam, escutavam as músicas e por fim paravam, liam os cartazes, discutiam entre si, e essa era a dinâmica do projeto. Dentre as frases que repetíamos estavam escritas:“Quem não se move não se dá conta das próprias correntes.” (Rosa Luxemburg); “A coragem não quer a prudência mas o ato”.( Carlo Michelstaedter) “O silêncio é a sedução do diabo e quanto mais se cala mais o diabo se torna terrível “. ( Soren Kierkegaard); “Pensar é um ato heroico” (Simone Weil)

Mas, ainda que muitas pessoas não parassem e nem se importassem com o tema exposto, fazendo do silêncio uma arma de intimidação ou até de sofrimento, o projeto Donne in Strada trouxe bons resultados. Tivemos pedidos de estágios na Associação, solicitação dos textos que tínhamos lido, proposta de levar este projeto para a cidade de Bolzano, e também a proposta de trabalhar com uma escola. Porque mesmo que aparentemente as pessoas não falassem, na verdade, elas liam tudo que havíamos escrito nos painéis. Alguns deixaram o e-mail para contato, ligaram para a Associação, e recebemos pedidos para trabalhar como terapeuta. Através desse projeto foi dada a possibilidade ao público de falar, discutir, pois quanto mais se fala de violência de gênero, mais casos eram denunciados. O importante é que a questão da violência doméstica, transferiu-se do espaço privado para o espaço público, passando a ser encarada como um problema social a combater. Escondida pela cumplicidade da sociedade e da impunidade, a violência contra a mulher é ainda um fenômeno pouco visível. Mas antes de tudo, se faz necessária a conscientização de que o problema da violência contra a mulher é um problema de todos e não apenas das mulheres.

Desta forma, a experiência vivida na cidade de Padova na Itália, me proporcionou uma visão diferenciada, não somente sobre a violência doméstica, mas principalmente sobre os costumes e tradições do povo italiano.

* 1ª Tenente da Polícia Militar da Bahia – Oficiala da Assistência Militar da Bahia – Tribunal de Justiça da Bahia

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Sanremo A região da Liguria é uma faixa estreita  de terra espremida entre o mar e as   montanhas. Com forte apelo turístico, ali estão Genova com seu importante porto, desde os tempos das Grandes Navegações, de Américo Vespúcio, Cristovão Colombo e Andrea Doria, as encantadoras Cinque Terre e a Riviera dei Fiori, onde está Sanremo.

Localidade turística conhecida pelo seu clima ameno, com temperaturas agradáveis, poucas chuvas e dias ensolarados, pelo seu Cassino e pelo cultivo de flores, foi ali, em Sanremo, a “Città dei Fiori” (Cidade das Flores), que o floricultor Amilcare Rambaldi, em 1946, após festival di Sanremoos sofridos anos da Segunda Guerra, propôs a realização de um festival anual de canções. Porém, devido a inúmeras dificuldades, somente em 1951 o sonho do floricultor foi realizado pelo então diretor do Cassino de Sanremo, Pier Bussetti, que organizou a primeira edição do festival entre 29 e 31 de janeiro. O 1º Prêmio dado pelo festival da “Città dei Fiori” foi para a canção “Grazie dei Fiori” interpretada por Nilla Pizzi.

Nilla PizziNasce assim, o Festival della Canzone Italiana, mais conhecido como Festival di Sanremo, um dos mais importantes eventos musicais do mundo, realizado anualmente,sem interrupção, desde 1951, transmitido pelo rádio e a partir de 1955, com o surgimento da televisão na Itália, pela RAI –TV.

Neste ano, a Itália viu surgir Claúdio Villa, cantor com voz de tenor, que levou o 1º Prêmio e venceu mais outras três vezes, tornando-se um assíduo frequentador do festival e um dos seus maiores vencedores. Em 1987, porém, aos 61 anos, Villa morre durante a parte final do festival, vítima de complicações cardíacas.

O Festival di Sanremo lançou vários artistas italianos e indiscutivelmente faz parte da História da canção italiana moderna. Em 1964, Gigliola Cinquetti, com apenas 16 anos, venceu o Festival com a canção “Non ho l’età per amarti” (Não tenho idade para amar-te), conquista o público e permanece no topo da hit-parade até 1966, ano em que vence pela 2ª vez, com a famosa “Dio come ti amo”.

Domenico ModugnoUm outro colecionador de prêmios do Festival foi Domenico Modugno, que em 1955 levantou a platéia com a sua alegre “Nel blu dipinto di blu” (mais conhecida como “Volare”) e com o seu modo de cantar com os braços abertos, inusitado para a época, quando os cantores geralmente cantavam com a mão sobre o peito. Depois desta edição, venceu mais três vezes.

Mas, o Festival di Sanremo também foi palco de momentos tristes. Em 1967, aLuigi Tenco canção “Ciao Amore Ciao” de Luigi Tenco, apresentada pela cantora Dalida não agradou ao público e foi desclassificada. Nesta mesma noite, Tenco foi encontrado morto no seu quarto de hotel. A morte definida como suicídio, o cantor deixou um bilhete no qual justificava seu ato como um protesto contra o resultado do festival, comoveu a Itália. Um mês após a morte de Tenco, Dalida, a primeira a encontrar o corpo do cantor no quarto de hotel, sobrevive a uma tentativa de suicídio com barbitúricos.

Um ano depois, em 1968, um fato inédito no Festival. Pela primeira vez, vence o 1º Prêmio, uma canção italiana interpretada por um estrangeiro: “Canzone per te” de Sergio Endrigo, interpretada pelo cantor brasileiro Roberto Carlos (post: Brasil-Itália: uma relação musical, 18/03/2010).

A partir de 1970, o Festival vive seu momento de crise, mas retorna com novas idéias e vigor em 1979, quando reconquista o seu lugar de importância no cenário musical italiano, levando ao grande público, pela primeira vez, o jovem Roberto Benigni como apresentador do festival.

Eros RamazzottiDesde então, surgiram nos seus palcos grandes estrelas da canção italiana de hoje. Eros Ramazzotti estréia e conquista o Prêmio Jovem com a canção “Terra Promessa” em 1984. Laura Pausini também vence o Prêmio Jovem em 1993 com “La Solitudine” e em 1994 é a vez de Andrea Bocelli com a canção “Il mare calmo della sera”.Laura Pausini

O Festival di Sanremo continua firme na sua trajetória de reunir todos os anos, jovens e veteranos da canção italiana. Em 2011, na sua 61ª edição, dedicada aos 150 anos da unificação italiana, venceu, aos 68 anos, o cantor, compositor e também professor Roberto Vecchioni com a canção “Chiamami Roberto Vecchioniancora amore”.

 

 

 

 

 

 

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Francesco De Gregori: O Príncipe Poeta.

Francesco De Gregori Lembro-me de uma primavera italiana, de um piquenique em um bosque na região dos Castelos Romanos. Depois de comermos morangos silvestres sob a sombra e o frescor dos pinheiros, um violão e canções de De Gregori. Naturalmente nos perguntamos: “ Quem é Pablo? Quem é Alice? E Irene, Cesare, Giovanna, o homem que caminha sobre vidros?” Quem são eles e tantos outros personagens que povoam as estórias misteriosas entre realidade e fantasia das canções de De Gregori? Cada um interpreta a seu modo. Depende da sensibilidade, da fantasia, da criatividade. Do momento, do astral. E é bem divertido.

Os textos de poética refinada e ricos de metáforas estimulam estas divagações fantasiosas. Servem também, para constatar cada vez mais, o quanto é bela a língua italiana. Sobretudo nas canções de Francesco De Gregori.

Francesco De Gregori Nascido em Roma em 04 de abril de 1951, Francesco De Gregori, foi denominado “O Príncipe”, por causa do seu jeito aristocrático, da sua música e principalmente da sua poesia. Filho de um bibliotecário e de uma professora, o seu nome lhe foi dado em homenagem a um tio “partigiano” que lutou e foi morto durante a Segunda Guerra Mundial.

Exibiu-se pela primeira vez em público, em 1970, cantando” Buonanotte Ninna” no Folkstudio de Roma, levado por seu irmão Luigi que já se apresentava no local.

Francesco De Gregori - RimmelNo Folkstudio, local de efervescência musical romana nos anos 70, De Gregori conheceu vários músicos e ali começou a sua trajetória artística interpretando canções de Bob Dylan, Leonard Cohen e outros autores de língua inglesa, além daquelas de sua autoria. Mas o grande sucesso chegou com o disco “Rimmel” em 1975, o seu álbum mais famoso, contendo algumas de suas canções mais amadas pelo público como “Buonanotte Fiorellino”, “Pablo”, “Pezzi di vetro” e “Rimmel”.

Ao longo de sua carreira fez discos e turnês com os grandes da música italiana: Fabrizio De André, Lucio Dalla, Antonello Venditi, dentre outros.

Intelectual, apaixonado por música popular, Francesco De Gregori construiu uma notável carreira musical interpretando com a sua voz nasal e delicada, canções de amor, de fábulas contemporâneas e canções políticas, contando, a seu modo, a história de 1968 até hoje, convencido de que somos os únicos responsáveis pela História que todos nós construimos. “La storia siamo noi”( A História somos nós), como repete o refrão de uma de suas mais belas canções.

De Gregori já é parte da História da Canção Italiana e vem encantando e emocionando gerações com a sua música e a sua poesia, publicada inclusive em livros didáticos, e despertando sempre a curiosidade e a vontade de conhecer e decifrar os seus personagens e as suas estórias.

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la pizza

la pizza

A origem da pizza é muito antiga. A mitologia conta que um dia, após retornar do trabalho, o deus Vulcano perguntou a sua mulher Vênus, o que tinha para o almoço. A deusa, que tinha  esquecido de cozinhar porque havia se encontrado com um dos seus amantes, pegou um pouco de massa que guardara para fazer uma “focaccia”, amassou-a, abriu-a formando um disco fino e assou-a sobre uma pedra quente. Banhou-a com leite e decorou-a com ervas aromáticas. Assim nasceu a pizza segundo a mitologia.

preparando a pizza

preparando a pizza

O costume de preparar os cereais, moendo-os e amassando-os, remonta às civilizações antigas. Na Antiga Roma se usava cozinhar “focaccia di farro”. Pensa-se assim, que a palavra farinha derive de “farro” e que a palavra pizza do participio passado do verbo “pinsère”, que significa amassar, moer. Virgilio narra em uma de suas obras, que alguns camponeses romanos moiam o trigo e obtiam a farinha com a qual faziam uma massa com ervas aromáticas e sal, amassando-a até fazê-la sutil e dando-lhe a forma arredondada, cozinhavam nas brasas do fogo.

Os babilônios, hebreus e gregos misturavam o trigo e a água para assar em fornos rústicos. Os fenícios, sete séculos antes de Cristo, costumavam acrescentar coberturas de carne e cebola ao pão. Podemos assim afirmar, que o pão, a focaccia e a pizza, estão ligados às raízes da nossa civilização. Porém foi no Egito, com a invenção do forno e a descoberta do fermento que a massa se torna mais leve. A partir daí, o pão passa a ser um dos alimentos mais importantes, consumidos e apreciados na história das civilizações.

pizzaiolo

Inicialmente, somente as ervas regionais e o azeite de oliva eram os ingredientes típicos da pizza. Podendo também receber como cobertura o toucinho e pequenos peixes. Depois foi acrescentado o tomate, trazido do Peru para a Itália pelos conquistadores espanhóis.

A pizza era um alimento de pessoas humildes do sul da Itália. Vendida por ambulantes, somente a partir de 1830 têm-se notícia da existência de verdadeiras pizzarias. A Pizzeria Port’Alba é considerada a primeira pizzaria da cidade de Napóles, já com forno feito de tijolos e alimentado a lenha, tornando-se ponto de encontro de artistas e escritores famosos da época, como D’Annunzio e Alexandre Dumas.

pizzeria

A era da pizza moderna com “pomodoro (tomate) e mozzarella” inicia na metade do século XVII. Um episódio célebre em 1889 marcou a história da pizza. O Rei Umberto I e a Rainha Margherita passavam o verão em Napóles, quando a rainha, curiosa de provar a pizza que nunca antes havia comido, mas que já ouvira falar através de escritores e artistas que frequentavam a corte, recebeu no Palácio o pizzaiolo Don Raffaele e sua esposa Dona Rosa que apresentaram à soberana três pizzas: uma com toucinho, queijo e basilico (manjericão), outra com alho, azeite de oliva e tomate e a terceira com queijo mozzarella, tomate e basilico (manjericão), representando as cores da bandeira italiana. A terceira agradou muito à rainha e assim Don Raffaele batizou-a de Pizza Margherita e já no dia seguinte constava no menu da sua pizzaria.

Após a 2ª Guerra Mundial, com a expansão industrial do norte da Itália, milhares de italianos do sul migraram para as cidades de Milão, Turim e Genôva, levando consigo os seus costumes. Começa assim a difusão das pizzarias no norte italiano e a partir dos anos 60, expandem-se por toda a península e conquistam o mundo. Atualmente a cidade que apresenta o consumo mais alto de pizza no mundo é Nova York, seguida de São Paulo.

Contudo, para muitos especialistas, a pizza corre o risco de perder a sua simplicidade e genuinidade. Por isto, em 1982, foi fundada em Napóles, a Accademia della Vera Pizza Napoletana (Associação da Verdadeira Pizza Napolitana) com a missão de proteger a pizza original, as suas regras de preparação e a sua genuinidade, defendendo-a da “miscigenação” cultural que sofre a sua receita.

Segundo à Accademia, a verdadeira pizza napolitana deve ser preparada com farinha, fermento natural, água e sal. A pizza deve ser trabalhada somente com as mãos ou com alguns misturadores aprovados por um comitê. Depois de descansar, deve ser aberta também com as mãos e assada diretamente em forno a lenha. A pizza deve ser bem assada, macia, fácil de ser dobrada ao meio, suas bordas devem ser douradas e o seu diâmetro não deve ultrapassar 35 centímetros.

A Accademia prevê somente dois tipos de pizza:

– Pizza Marinara: com tomate, alho, orégano e azeite extra virgem de oliva.

– Pizza Margherita: com tomate, mozzarella, basilico (manjericão) e azeite extra virgem de oliva.

A pizza napolitana recebeu em 2009, da Comissão Européia, o selo de “Specialità Tradizionale Garantita” – STG (Especialidade Tradicional Garantida).

pizza al taglio

pizza al taglio

Apesar de todas essas exigências, a pizza, um prato amado por adultos e crianças de todo o mundo, ganha características e ingredientes regionais, variando segundo os hábitos locais. Por exemplo, em várias partes da Itália e sobretudo em Roma, é muito apreciada a “Pizza al taglio”, uma pizza preparada em grandes assadeiras retangulares metálicas e colocadas à mostra para serem vendidas por peso, com sabor a escolha do cliente que pode consumi-la ali mesmo, caminhando pelas ruas, sentado em um banco de praça, em uma escadaria, em um gramado de um parque ou levá-la para casa, para o trabalho, para o estádio, para a praia .

comendo pizza al taglio

Realmente, comer uma fatia de pizza al taglio faz parte dos hábitos dos romanos e cada um tem o seu local preferido para comprá-la.

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Laura Pausini

Laura Pausini

Sem dúvida, Laura Pausini é atualmente, a cantora italiana de maior sucesso na Itália e com grande popularidade também em vários países, especialmente na Espanha, França, Alemanha, Inglaterra, Portugal, Estados Unidos, Brasil, além de outros países da Europa e da América Latina.

Laura Pausini nasceu em Faenza, Itália em 16 de maio de 1974 e iniciou a sua carreira muito cedo, aos 8 anos, cantando em bares locais, acompanhando seu pai, Fabrizio Pausini, músico e cantor. Aos 13 anos lançou o álbum semi-profissional, “Sogni di Laura”, produzido por seu pai. Mas o sucesso veio em 1993 quando venceu o tradicional Festival di San Remo com uma de suas mais famosas canções, “La Solitudine”. Em seguida lançou o seu primeiro álbum profissional intitulado “Laura Pausini” (1993), que teve grande sucesso na Itália, bem como na França.

Depois do lançamento do segundo álbum, “Laura” (1994), começou a cantar também  em espanhol, visando conquistar mercado na Espanha e na América Latina. Nesse mesmo ano, foi eleita, pela prestigiada revista “Billaboards”, a segunda maior revelação do ano, perdendo apenas para Mariah Carrey.

CD Laura Pausini

CD Laura Pausini

No Brasil, terra do seu compositor favorito, Tom Jobim, Laura faz sucesso desde 1995, primeiro com canções em espanhol e em seguida em italiano, algumas delas inclusive, foram regravadas por Renato Russo, como “La Solitudine”, “Strani Amori” e “Scrivimi”.

Em 1996, Laura além de cantar, começou a compor as suas próprias canções e lançou um dos seus álbuns mais vendidos até hoje, “Le cose che vivi” e sua versão em espanhol, “Las cosas que vives”.

A primeira canção em inglês de Laura foi um remix de “La Solitudine”, lançado com o título de “The Loneliness”.  O seu primeiro álbum totalmente gravado em inglês “From the inside”, (2002), ficou durante semanas entre os mais vendidos e escutados, passando famosos como Madonna, Mariah Carey e Michael Jackson.

Vencedora de vários Grammy’s, é um fenômeno de vendas. Cerca de 70 milhões de cópias de seus discos já foram vendidos nos mais de 60 países onde foram lançados, ganhando mais de 170 discos de platina, 50 de ouro e 3 de diamante.

Algumas de suas canções já foram temas de telenovelas no Brasil e no México e de filmes americanos. A canção “One more time” fez parte da trilha sonora do filme “Message in a Bottle” e “The extra mile” foi usada em  “Pokémon, the movie 2000: The power of one”.

Laura Pausini

Com carreira totalmente consolidada, em 2007 foi a primeira mulher a apresentar-se no Estádio San Siro de Milão, para um público de 70.000 pessoas, lançando logo após, o CD/DVD do show e seu primeiro livro que descreve os momentos inesquecíveis desse show.

No momento, está preparando o seu novo álbum que será lançado em novembro de 2011.

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Castagnole

Morando em uma rua que dá acesso aos dois circuitos do carnaval de Salvador, que no Guiness BooK é citado como a maior festa de rua do planeta, mas sem nenhuma vontade de ir à festa, almoçávamos e falávamos das nossas lembranças de carnavais passados. Stefano, nascido em Roma, não lembrava-se de festas na “cidade eterna”, mas dos doces típicos de carnaval da sua infância: as “castagnole” e as “frappe”. Uma tradição gastronômica italiana, predominando sobretudo, os doces fritos.

Já Daniela, também romana, lembrava-se dos carnavais da sua infância e das fantasias que usava para passear pelas ruas de Roma ou para ir a um dos bailes que tradicionalmente se organizavam nas casas.

Fantasia de baiana

As minhas lembranças também estão relacionadas às fantasias. Recordo-me de certo ano em que eu tinha duas fantasias para usar nos três dias de festa, uma de baiana e a outra de romana. As duas eram belas, mas o tecido da fantasia de romana me incomodava, coçava a minha pele. Assim, eu queria me fantasiar apenas de baiana, aborrecendo muito minha mãe, que amava as fantasias elegantes, como aquela de uma velha fotografia onde se podia vê-la, desfilando em cima de um carro alegórico do Clube Fantoches, em um longínquo e saudoso carnaval  de Salvador.

Essa festa carnavalesca com fantasias e carros alegóricos chegou ao Brasil por volta do século XVII, influência européia, especialmente italiana e francesa, onde as festas de carnaval ocorriam com desfiles, fantasias e máscaras, muitas das quais representando personagens da “Commedia dell’Arte”, como pierrôs, colombinas e polichinelos.

As máscaras e as fantasias são tradição no carnaval de Veneza, inspiradas nos elegantes trajes dos séculos XVII e XVIII ou nos personagens da “Commedia dell’Arte”.

O carnaval de Veneza surgiu no século XVII, quando a nobreza costumava se disfarçar com máscaras para sair às ruas e misturar-se com o povo. A partir daí, as máscaras tornaram-se tradicionais nas festas carnavalescas venezianas. Por toda a cidade encontram-se lojas que as

Máscaras de Veneza

vendem, desde as mais simples, fabricadas em “cartapesta”, uma mistura de gesso e pasta de papel, até as mais sofisticadas, banhadas em metal, ornadas com ouro ou prata. A mais famosa delas é a “bauta”, máscara branca em forma de bico completada por um chapéu de três pontas e uma capa preta de seda. O uso das máscaras chegou até a ser proibido, por causa de inúmeros abusos praticados sob o seu anonimato.

O carnaval de Veneza dura 10 dias. No final do século XI, segundo escritos da época, durava até 6 meses e chegou quase a desaparecer no século XIX. Mas, desde 1980 vem sendo revitalizado, recuperando a participação popular e todos os anos atrae milhares de visitantes que vêm participar das inúmeras manifestações organizadas: bailes, espetáculos teatrais, exposições de arte, concurso de fantasias, eventos gastronômicos, oficinas culturais, ou espontâneas como os espetáculos improvisados nas ruas por artistas populares, ou simplesmente observar na Praça São Marcos as belas e ricas fantasias que chegam para os luxuosos bailes, quem sabe com um personagem público famoso por detrás delas. Além de tudo isso, naturalmente, passear pelas ruas, praças e pontes da inesquecível “La Serenissima”.

Carnaval de Veneza

O tema do carnaval de Veneza 2011 foi “Ottocento – da Senso a Sissi, la città delle donne”, em homenagem aos festejos dos 150 anos da unificação italiana e da coincidência da terça-feira de carnaval ser em 8 de março, Dia da Mulher. O título se refere também à obra-prima cinematográfica de 1954 de Luchino Visconti (Senso) e à Princesa Sissi, símbolo da elegância do século XIX.

O encerramento do carnaval de Veneza não poderia ser mais romântico e sugestivo, diferente de qualquer outro: um cortejo pelo Canal Grande só com gôndolas e barcos a remo e com os edificios a beira do canal iluminados à luz de velas e a chegada à Praça São Marcos apinhada de gente e com lanternas luminosas voadoras. Uma imagem mágica e misteriosa, que evocava uma Veneza do século XIX e de antigos carnavais, para saudar o ano, que como se diz no Brasil, só começa depois do carnaval.

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A Cia Italiana de teatro Accademia Della Follia, projeto teatral e cultural formado por atores em risco, apresenta o espetáculo “Extravagância” em 5 cidades brasileiras.

O espetáculo trata das relações humanas com e entre portadores de sofrimento mental e será apresentado em português.

O texto “Extravagância” foi escrito por Dacia Maraini, escritora italiana, com a intenção de que o texto fosse interpretado por atores realmente “loucos”, os atores da Accademia Della Follia.

A apresentação em Salvador será no dia 01 de dezembro às 17h e às 20h no Teatro Sesc Pelourinho, Praça José de Alencar,19 – Centro Histórico.

A Cia Accademia Della Follia, formada por atores em risco, foi fundada trinta anos atrás por Claudio Misculin, ator e diretor teatral, no antigo Hospital Psiquiátrico de Trieste, Itália, durante o período em que Franco Basaglia abriu as portas do manicômio para o mundo.

Franco Basaglia (Venezia,11/03/1924- Venezia, 19/08/1980) era médico psiquiatra e foi o precursor do movimento de reforma psiquiátrica italiano.

Após a 2ª Guerra Mundial, depois de 12 anos de carreira acadêmica, Basaglia assumiu a direção do Hospital Psiquiátrico de Gorizia, promovendo a melhoria das condições de hospedagem e dos cuidados técnicos aos internos do hospital. Porém, a medida que se defrontava com a miséria humana no manicômio, percebeu que as mudanças e a humanização promovidas não seriam suficientes. Eram necessárias mudanças profundas no modelo de assistência psiquiátrica e nas relações entre a sociedade e a loucura.

Assumiu assim, uma posição crítica em relação à psiquiatria clássica e hospitalar que considerava repressora e excludente, pois focava o tratamento na internação e no isolamento do paciente e sozinha não era capaz de dar conta do fenômeno complexo que é a loucura.

Em 1970 foi nomeado diretor do Hospital Provincial em Trieste, onde promoveu a substituição do tratamento hospitalar e manicomial por uma rede de atendimento através de serviços de atenção comunitários, emergências psiquiátricas em hospital geral, cooperativas de trabalho protegido, centros de convivência e moradias assistidas.

A Organização Mundial de Saúde (OMS), em 1973, credenciou o Serviço Psiquiátrico de Trieste como principal referência mundial em assistência de saúde mental. Três anos depois, o Hospital Psiquiátrico de Trieste foi fechado oficialmente, sendo substituido pela rede de atendimento montada por Basaglia.

Em 1978 foi aprovada a Lei 180 ou Lei Basaglia, vigente até o presente momento estabelecendo a abolição dos hospitais psiquiátricos na Itália.

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